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29/03/2012 A PROPOSITO DI "SOTTOBOSCO"...

A proposito di "sottobosco"...

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento sul "noleggio occasionale" stato salutato con "grande reverenza" da parte di numerose Riviste Nautiche.

Una di queste, LIGURIA NAUTICA, ha superato il "limite della reverenza" e della "decenza", diffondendo quest'oggi una newsletter in cui tutti coloro che legittimamente si dichiarano "SFAVOREVOLI" all'illuminata posizione di UCINA sono stati definiti "SOTTOBOSCO".

La solita "marketta": questa rivista, forse, crede di potersi permettersi di denigrare le Imprese Armatrici e di Servizi, nonch i Marittimi titolati del Diporto, etichettandoli con il termine "SOTTOBOSCO" confidando di godere dell'impunit derivante dal fatto di essere "affiliata ad UCINA". Qui di seguito il link al classico esempio di manipolazione dell'informazione:

www.newsliguria.com/imbarcazioni/decreto-liberalizzazioni-commenti-lettori/6386/comment-page-1#comment-1847

Per fortuna esistono opinioni differenti al riguardo, soprattutto quando si deve tutelare la "Sicurezza della navigazione".

Per ISYBA, l'unico "SOTTOBOSCO" che opera nella Nautica da Diporto in Italia costituito dalle Imprese che appongono false marcature CE sulle barche che producono. Mettendo a repentaglio la "SICUREZZA" dei Clienti, che rischieranno anche il "fermo" (o sequestro) della barca che hanno acquistato in buona fede spendendo centinaia di migliaia di euro.

Ecco un esempio del "VERO SOTTOBOSCO":

Corriere di Romagna (27 marzo 2012)
www.corriereromagna.it/cesena/2012-03-27/barche-di-lusso-insicure-tante-le-accuse

Barche di lusso insicure: tante le accuse? Aziende e pubblici ufficiali nel mirino per associazione a delinquere

CESENA. Ancora l'inchiesta non finita e non si sa a quanti e quali indagati porter complessivamente al suo termine. Ma il carico accusatorio che stanno accumulando e sul quale stanno lavorando investigatori ed inquirenti gi molto sostanzioso, visto che si parla di associazione a delinquere finalizzata a vario titolo al falso ideologico, all'abuso d'ufficio (commesso anche con l'utilizzo di internet e della posta elettronica) ed alla truffa.

Il caso quello delle imbarcazioni insicure: cio l'indagine (a cura della Pg della Guardia Costiera presso la Procura coordinata dal capo procuratore Sergio Sottani e dal Pm Antonio Vincenzo Bartolozzi) che nei giorni scorsi ha visto eseguire tutta una serie di perquisizioni e sequestri documentali mirati ad una ditta del comprensorio Cesenate e ad altri tra uffici pubblici ed aziende collocati anche in altre regioni (Lombardia, Liguria e Toscana).

La tesi accusatoria che siano state messe in commercio, con il benestare di pubblici ufficiali preposti ai controlli di legge, barche che costano tra gli 800 mila ed il milione di euro. Imbarcazioni da diporto che per sarebbero prive dei requisiti di sicurezza richiesti sia dalle leggi nazionali che dall'Unione Europea.

Nel dettaglio, da quanto trapela dalle maglie dell'indagine, investigatori ed inquirenti sono impegnati a sgominare quella che viene definita come un'associazione a delinquere che avrebbe commesso molti reati.

Tra questi la composizione di documenti, cartacei e di posta elettronica, di attivit istruttoria tecnico-amministrativa, che comprendono anche calcoli di stabilit delle imbarcazioni e check-list d'ispezione, che preludono all'emissione di certificati di conformit Ce.

Certificati che per conterrebbero falsi ideologici tali da procurare un vantaggio indebito al cantiere cesenate costruttore ed agli studi tecnici che hanno eseguito la progettazione.

Ad indagine ci sarebbero anche, come detto, pubblici ufficiali che hanno firmato documenti autorizzativi pur non avendo i titoli per poterlo fare.

Cos, anche se quelle barche non ne avevano diritto, avrebbero ottenuto arbitrariamente i certificati necessari per poter essere vedute e poter navigare.

Questo malgrado, per la legge, manchino alcune fondamentali misure di sicurezza, o quanto meno siano state attestate con documenti fasulli.

La truffa che si ipotizza perpetrata con questi reati, anche a danno dello Stato e dei pubblici registri.

Visto che imbarcazioni di questo tipo rientrano tra i cosiddetti beni mobili soggetti ad immatricolazione.

Quindi gli organi statali, per quelle barche, sono stati tratti in inganno dalle certificazioni fasulle che accompagnavano le barche stesse.

Il tutto in violazione anche del codice della navigazione.

Si tratta di tanti reati che, se dimostrati, possono portare a condanne penali pesantissime.

Senza tener conto poi che, dall'altra parte rispetto ai futuri accusati, oltre alla Procura ci sono potenzialmente anche decine di proprietari di imbarcazioni pagate centinaia di migliaia di euro.

Mezzi che in futuro, potrebbero anche finire sotto sequestro ed essere tolto dall'acqua, perch privi dei certificati ufficiali necessari per poter navigare.

Buon vento.

ISYBA (Associazione Italiana Mediatori Marittimi)
www.isyba.it



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